Normalize the Sadness

Normalize the Sadness

Stavo aspettando il momento giusto per scrivere quest’articolo, perchè ormai come avrete notato, mi sta a cuore questa situazione, per me e per tutti.

Mi hanno scritto davvero molte persone riguardo a questa situazione, tanto che ogni giorno ho sentito di dovermi prendere qualche ora di pausa tra una storia e l’altra, perchè molte delle vostre situazioni, delle vostre confidenze nei miei confronti, nascondevano temi delicati e molto personali.

È mezzanotte e mezza, e io ho finito da un’oretta di riguardare la serie How I Met Your Mother.. ovviamente chiunque l’abbia vista può capire i pianti ogni due scene, soprattutto alla fine. Ma come dicevo, è passata un’ora e io non riesco a smettere di piangere. Mi scoppia la testa e non riesco a fermarmi… metto in dubbio me stessa, e mi chiedo se è veramente la serie la vera causa di questo sfogo.

Ma nonostante non abbia ancora capito il motivo, inadeguata o strana è l’ultimo aggettivo che mi affibbierei. Non so se lo avete visto, ma ho pubblicato uno stupido Reel iniziato qualche settimana fa, finito di registrare una settimana dopo e pubblicato giorni dopo ancora. Perchè ci è voluto tanto per qualche secondo di Reel? Perchè rappresentava una mia intera settimana, a partire da un attacco di panico molto forte. Come ho già spiegato, il video non era assolutamente pensato per elemosinare compassione, fare vittimismo o altro, ma perchè da sempre e per sempre terrò al fatto di normalizzare la tristezza, far capire a chi non ci è mai passato o chi si è dimenticato cosa si prova, che gli attacchi di panico non sono una finzione per attirare l’attenzione quando ti senti solo, e niente di tutte le sensazioni che vi si aggirano intorno lo è. Voglio normalizzare le giornate no, la depressione, la tristezza, per far capire a te che leggi, che la maggior parte delle persone che conosci o che hai conosciuto, anche il grande capo dal cuore di pietra di cui magari non dubiteresti mai, anche quelle all’apparenza più felici, ci sono passate o ci passano ancora, perchè è assolutamente NORMALE.

È utile sfogarsi, piangere, stare male per riuscire a vedere il sole in una giornata nuvolosa e triste. Il momento in cui ho avuto l’ennesima giornata no di quest’anno, ho toccato il fondo per darmi la spinta per risalire sù, e a fine settimana mi sono ritrovata con il sorriso.

Ecco, più o meno con queste parole ho riassunto il motivo del mio video di qualche tempo fa. Ma ora analizziamo il “problema”, se proprio così vogliamo idealizzarlo, partendo da un attacco di panico in sè. Chiunque l’abbia passato, sebbene si manifesti in modo diverso, sa che sensazioni si provano: proverò a spiegarlo a modo mio, dal mio punto di vista: ci tengo che le persone che non l’hanno passato capiscano di cosa si parla.

A me succede questo: può essere causato da qualche avvenimento in particolare, anche semplicissimo, che ti porta ad una catena di pensieri, che a loro volta ti stimolano nel profondo una paura. Tanto profondo che rimbomba tutto nel petto, finchè la tachicardia non inizia sempre più forte, i suoni intorno a te si ovattano, e riesci a sentire il battito che rimbomba da un orecchio all’altro, come se ci fosse una partita di tennis all’interno della tua scatola cranica. Ti manca il respiro, o meglio, arriva ai polmoni sempre con più fatica, e provi sollievo a respirare più veloce, ma questo sembra non causarti nessun tipo di iperventilazione strana, poichè la maggior parte delle sensazioni si allontanano dalla tua percezione. Nei casi peggiori non riesci a controllare più niente, e ti sembra di soffocare da un momento all’altro. Nei casi poco più leggeri, ti senti totalmente sott’acqua. Magari qualcuno accanto a te ti parla, ma senti solo il rumore del tuo sangue che scorre nei padiglioni delle orecchie, il battito del tuo cuore e i suoni ovattati. Continui a respirare affannosamente, ma la realtà si allontana sempre di più da te stesso, e inizi a vedere la situazione dall’alto, come se fossi un attimo uscito dal tuo corpo e stessi cercando di risolvere. Ma allo stesso tempo ti senti ancorato ad un’ubriachezza strana, come la sensazione di quando sei brillo e le cose si muovono a rallentatore.

A me personalmente aiuta molto che qualcuno mi dica dolcemente di respirare più piano, e respiri profondamente accanto a me in modo da spingermi ad imitarlo. Seconda cosa importantissima sono gli abbracci. L’ultima volta sono riuscita a chiamare mia madre prima di arrivare al limite, e mi ha aiutata molto con delle visualizzazioni, che se capiterà, ma spero di no, potrò riutilizzare nei momenti di solitudine in queste situazioni, e magari potrà aiutare anche voi.

Il suo consiglio è stato di immaginare la superficie del mare in un giorno di tempesta (ovvero il mio stato attuale, durante un attacco di panico), in cui le onde sono alte e arrabbiate, e picchiano contro gli scogli. Quelle onde rappresentano le emozioni in tumulto, e io mi sento come se ci fossi in mezzo, a sbracciarmi per cercare di nuotare per riuscire a salvarmi. Il punto è che sotto quelle onde, vi è anche un fondale, e puoi decidere di staccarti da quel trambusto mortale e nuotare verso giù. Più vai a fondo più si calma, laddove il vento non arriva e il mare è più sereno. Accoccolato là sotto puoi stenderti in silenzio, a guardare il casino che hai sopra di te. Basta ritrovartici per riottenere la pace anche all’esterno. Tu puoi scegliere da che parte stare, perchè la tua mente è formata sia dalla superficie scatenata del mare, sia da un fondale silenzioso e pacifico, e soprattutto, puoi ricordarti che nella tua testa puoi respirare anche sott’acqua, anche se è tutto un casino. Puoi far riflettere la calma che hai raggiunto nella tua mente, anche fuori, se ti concentri.

Ci sono emozioni meravigliose ed emozioni molto meno meravigliose. Per avere una vita stabile dobbiamo imparare a gestirle entrambe. Se ci pensate, quando siamo bambini non vengono costruite le basi per incoraggiarci ad affrontare il problema. Non molte volte qualcuno ci ha incoraggiati ad analizzare quello che ci rendeva tristi, è cosa rara. L’approccio più usato di solito è “smettila di piangere” o “basta lamentarti”, ci veniva detto che fosse inutile farlo, o magari ci veniva dato qualcosa per distrarci. Un bambino impara con le esperienze a sopprimere l’emozione e a dirigere l’attenzione su altro. Impara a tenersi dentro tutto quello che prova o a negarlo completamente. Ma così facendo non analizzerà mai quello che sente, e si ritroverà 20 anni dopo faccia a faccia con uno sconosciuto “studiato”. Le domande che gli porrà saranno “cosa ho sbagliato?” “Per quale motivo il mio corpo va in tilt, facendo partire attacchi di panico random durante giornate ordinarie?”

Panico, ansia, tristezza, depressione… A volte talmente tanto destabilizzanti da portarci a cercare una serie di strategie inadeguate ed inefficaci. Io sto ancora cercando di capire se la mia paura è non riuscire a cavarmela da sola, non riuscire a reagire alla solitudine. Ma allo stesso tempo sto iniziando a prendere le distanze da diverse persone e/o, sto lasciando che molte persone (che mi sono accorta non fossero indispensabili nella mia vita), si allontanino senza lasciare neanche l’impronta di essere passate… Persone che mi rendo conto adesso, mi facevano sentire continuamente noiosa solo per aver detto “sapete che mi è successo oggi?” Silenzio totale, senza neanche nascondere che non gliene fregasse niente di te e della tua vita. Ecco, queste sono le persone da cui dovete stare lontani, perchè a volte pensiamo che se un paio di coglioni ci trattano così, allora siamo poco interessanti per chiunque. Scordatevelo, e RICORDATEVI QUESTO: siete speciali per le persone adatte a voi, nessuno escluso! Puoi avere paura in un primo momento, ma poi quando spariscono, ti accorgi che non hanno lasciato neanche la forma del loro sedere sul tuo divano.. non c’è niente di vuoto da riempire, stavano sedute caricando il peso sulle gambe magari per non sporcarti l’arredo di cacca e farti scoprire che merde fossero… scherzo, forse. O forse lo sfogo è un buon modo di svuotarsi la pancia dalle cacate lasciate dagli altri! Fatevi una risata, arriva la parte tragicomica!

Sembrerà paradossale, ma tutte queste ansie nascondono un’immensa voglia di vivere. Perchè caz..? Mi direte voi. Eh sì, perchè non volete vivere male. Volete lanciarvi dallo strapiombo con il vostro immenso e coloratissimo paracadute, ma siete dei cagasotto. Sapete che sotto di voi vi aspetta un’esperienza magnifica che magari vi cambierà la vita. Ma siete cagasotto (anche io eh, non sentitevi mica attaccati..) vi piangete addosso e rimanete sullo strapiombo fangoso e triste per un bel po’… Finchè vi affacciate e dite “‘azzarola, ma guarda che paesaggio meraviglioso laggiù!” Allora forse prendete in considerazione l’idea di eliminare questa stronza d’un’ansia che vi fa cagare sotto. Risolvere i problemi di questo tipo è come gattonare piano piano vicino allo strapiombo da cui in realtà vi potreste lanciare al 100% delle sicurezze con il vostro bonazzo di un istruttore/istruttrice che vi tiene stretti, e iniziate a farvi l’idea che magari analizzare i vostri sentimenti e risolvere nel profondo quella paura che avete, non sarebbe poi così sbagliato.. poi con quell’istruttore… va be’.

Quindi cosa dovremmo fare? Posizionarci lì vicini a questo stramaledetto burrone e, come iniziate ad avvertire la paura, BAM! la acchiappate dal collo e le dite “senti, ora facciamo due conti.”

Ok, basta con l’esempio del paracadute, inizia a diventare noioso.

Il fatto è questo: Se non prendete a cazzotti il problema vero, il “mostriciattolo” che vi fa cagare sotto che è nato nel momento in cui vi è successo qualcosa di brutto (quindi creando una paura nuova), non riuscirete mai a superare i problemi. E non dovete stenderlo per qualche minuto. Dovete mandarlo K.O.

Pensate a questi mostriciattoli, per favore, pensateli ogni volta che state male. Disegnateli e dategli una faccia buffa e stupida. Ognuno un po’ diverso in base ad ogni vostra paura. Stampateveli bene in mente e quando avete paura di qualcosa visualizzate il vostro mostriciattolo buffo e prendetelo a calci sulle palle. Funziona.

Più si ignora un sentimento che si prova, più ritorna a boomerang come tristezza doppia, farcita con la sensazione di qualcosa di irrisolto, o come somatizzazione. Cercate nei libri di scuola, chiedete ai vostri figli se gli hanno insegnato qualcosa come “gestire il dolore emotivo”… niente? Lo sospettavo. Ho fatto un sondaggio da poco, e il 90% delle persone (circa 200 contro 15), hanno provato esperienze di tristezza molto forte, depressione, attacchi di panico o ansie varie. Perciò non sentitevi mai soli o incompresi, perchè la maggior parte delle persone che vi sta intorno, vi capisce benissimo.

Sappiate questo: non è mai troppo tardi per essere felici, non è mai troppo tardi per iniziare una vita da zero e quindi riprendersi da una vita che non vi appartiene. Iniziate adesso, iniziate come se aveste acquisito un filtro nuovo per la mente, che finalmente vi faccia vedere quanto è normale stare male, perchè sono sicura che la maggior parte delle persone che sta leggendo, ha provato almeno una volta una brutta sensazione nella vita. Ma che problema c’è? Ci si riprende sempre!

È importante però allo stesso tempo accettare la sensazione negativa che provate, ascoltarla e localizzare in che punto del corpo la percepite, e piano piano sentire che scorre via. È importante quasi quanto normale! Detto questo, sono sicura che riaprirò questo argomento, e spero lo riapriate anche voi con me, come avete già fatto. Non sentitevi mai soli, perchè è l’ultima cosa che potete essere in un mondo pieno di persone consapevoli.

Buona giornata e buona vita❤️

4 Replies to “Normalize the Sadness”

  1. Non è tanto importante quello che gli altri pensano di noi ,, quanto quello che noi pensiamo di noi stessi ,dobbiamo volerci bene .❤

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