Curious facts about Japan

Curious facts about Japan

Che dire, sapevamo tutti avessero il loro modo di pensare particolare, ma ragazzi… qua si parla di un mondo a parte! Non sono sicura di aver preso un aereo, sono più orientata su un’astronave!

Da cosa inizio? Da una favola meravigliosa… una favola meravigliosa chiamata “GABINETTO GIAPPONESE”.

C’era una volta una coppia di viaggiatori, che arrivati stremati nella loro stanza d’albergo, si sono recati uno alla volta a soddisfare i loro bisogni corporei… e BOOM! Da quel momento la loro vita è cambiata per sempre.

Allora, vi dico solo che la mattina presto quando ci svegliavamo alle 5 del mattino per uscire all’alba, trovavamo la tavoletta riscaldata. E non parlo della sensazione disgustosa di quando tuo fratello è stato due ore al cesso prima di te… NO, proprio come avere uno scaldino sotto il culo. Si può dire culo?

Va bene, parliamo delle altre funzioni: Il bidet. Il bidet dentro il gabinetto. La prima domanda che ci siamo fatti è stata: ma lo spruzzo viene dall’acqua dello scarico? Proviamo. Da deficienti quali siamo, abbiamo cliccato il pulsante per attivare il lavaggio del didietro, senza ovviamente immaginare che lo spruzzo avrebbe bagnato tutto il muro di fronte e i rotoli di carta igienica appesi davanti. Scena successiva? Noi con il phon i mano in un bagno minuscolo che asciughiamo i rotoli ancora nuovi.

Il bidet esiste in due versioni: quello anteriore e quello posteriore. E’ possibile regolare l’intensità del getto e la sua posizione (ognuno è fatto a modo suo, no?)

Vi elenco tutte le funzionalità trovate durante il nostro viaggio, poichè in base a dove ci si trovava vi erano pulsanti nuovi e differenti.

Un’altra funzione a parer mio fantastica è il suono delle foreste amazzoniche o del ruscello, azionabile se non vuoi farti sentire dalla gente che ti sta intorno. Questa opzione è più frequente infatti nei bagni pubblici, insieme alla tavoletta che si alza automaticamente appena apri la porta del bagno (più usuale nei bagni maschili).

L’unica pecca dei bagni giapponesi, è la carta igienica. Va bene la salvaguardia delle foreste, ma davvero usano solo un velo. Come quando vai a prendere un fazzolettino ed è di qualità scarsa, e si divide a metà. Non so se mi sono fatta capire, quel velo proprio trasparente. Quello dovreste usarlo per asciugarvi dopo un bidet. UN BIDET, non due gocce, si parla di uno spruzzo che potrebbe varcarvi l’anima.

Ho letto che è presente anche l’aria calda da attivare per asciugarsi dopo il lavaggio, ma per quanto io abbia cliccato ogni pulsante, non l’ho mai trovata.

Ultima cosa che ho adorato, è stata quella di trovare accanto al water un aggeggio igenizzante che, prima e dopo aver usato la tazza, spruzzi sulla carta e passi sulla tavoletta. Credetemi, da persona schizzinosa quale sono, quando vi dico che avrei mangiato sui gabinetti dei bagni pubblici. Se ci ripenso ora non me lo spiego, ma è così.

Direi che mi sono soffermata abbastanza sull’argomento wc, ma non vedevo l’ora di parlarvene!!

Seconda curiosità: Sbronze!

Dovete sapere che, nonostante sembrino tutti perfettini, appena usciti da lavoro, ogni giorno della settimana, i giapponesi si riducono come stracci, verso le 17/18 del pomeriggio.

Fare una passeggiata per le strade di Tokyo, diventa una scena da ridere o un percorso a ostacoli! Per fortuna non mi è sembrato quel tipo di alcolismo italiano che schifiamo (o almeno credo), ma un innoqua voglia di staccare da lavoro e fare qualcosa che non sia tornare a casa per stare in silenzio. Meglio i milioni di cartelli colorati e luminosi di Tokyo, se sei ubriaco!

Ovviamente, siccome l’organizzazione ai giapponesi non manca, hanno pensato a tutte le evenienze. Ci sono diversi esempi che posso farvi sui metodi per non dover neanche tornare a casa in quelle condizioni, come le docce pubbliche, per tornare a lavoro la mattina senza puzzare di alcol, i loculi pagati a ora per riposare nel post sbronza, o la vendita di mutande e camicie pulite nei market per potersi cambiare! Fantastici i Giapponesi.

A proposito, ci è capitato una sera, di vedere un ragazzo per terra nel marciapiede in condizioni davvero pessime, forse addormentato o addirittura incosciente, con il telefono cellulare (neanche mia nonna lo chiama telefono cellulare, scusate), a mezzo metro di distanza… Quello che voglio raccontarvi è come, essendo passati nello stesso punto circa un’ora dopo, il telefono fosse ancora là, e nonostante lui fosse addormentato o svenuto, nessuno si sia permesso di toccarlo.

Per loro non penso esista il termine rubare, penso non sia neanche concepibile, troppo rispetto!

Una sera ci siamo fermati una mezz’ora per riposarci in uno Starbucks, e ci siamo seduti nelle tavolate presenti spesso e volentieri, in cui puoi condividere il posto con molte altre persone. Davanti a noi si è svolta una scena avvolta in una bolla di tranquillità e normalità sconvolgente: una ragazza del posto si è alzata per andare in bagno, ed ha lasciato un MacBook da migliaia di euro sul tavolo. Un MacBook e tutta la sua roba. Ci sono andata anche io in bagno, prima di lei, e fidatevi se vi dico che la strada da fare era lunga. Nel bar non era presente, e si doveva quindi attraversare mezza stazione (non parliamo della stazione di Olmedo), salire delle scale mobili per due piani, entrare in un supermercato e passare dietro le casse. PIU’ IL RITORNO. E in tutto questo tempo, lei ha lasciato il suo computer di fronte a noi, senza nessuno di sua conoscenza accanto. Il motivo per cui vi dico che penso per loro non sia concepibile rubare qualcosa, è che, okay i giapponesi, ma noi potevamo essere dei maleducati irrispettosi qualunque. Ma lei è andata comunque in bagno in tutta tranquillità, e ci ha messo tutto il tempo che ci doveva mettere!

A proposito di rispetto, volevo parlarvi di come i giapponesi portano rispetto verso la fila. Che sia fila per entrare in metro, per arrivare alle casse o anche solo per attraversare la strada.

Ogni posto in cui vai, se stai entrando, uscendo o andando verso un punto preciso, devi fare attenzione a notare se è presente la fila, per poi metterti ordinatamente dietro l’ultimo: è una cosa a cui tengono un sacco! Anche se il treno non è ancora arrivato, loro già da quindici minuti prima o più, si posizionano in fila uno dietro l’altro, in paziente attesa. Sono davvero molto ordinati, e lo si nota semplicemente dal fatto che ovunque tu stia passeggiando, che sia in un parco o nel marciapiede, tengono il lato secondo il senso di marcia delle loro strade: si sta sempre a sinistra, poichè con un numero così grande di persone, se ognuno andasse dove gli pare, non si passerebbe mai… Immaginate la scena de “Alla Ricerca di Nemo” in cui ci sono le tartarughine e le correnti. Uguale, non puoi attraversare una mandria di giapponesi che vanno nel senso opposto al tuo!

Quarto fun fact del Giappone: I suoni.

Già dal primo momento in cui abbiamo messo piede in metro, siamo stati accolti da… Aspetta, cosa? Professor Oak? Ma che..? Dov’è il tasto per tornare alla realtà?

UN CARTONE ANIMATO. Ve lo giuro, andate su YouTube e cercate “Yamanote Line Melodies”. Ecco, sentirete alcuni dei jingle per ogni fermata a Tokyo. Cioè, ditemi adesso se non vi sembrerebbe di stare dentro un cartone.

Immaginate di essere un giapponese a Tokyo, siete stanchi e volete chiudere un attimo gli occhi (o magari è perchè li avete già chiusi di costituzione, non lo so), e non vedete lo schermino con le fermate, o vi perdete la voce che annuncia la prossima. Ed ecco che una volta fermato il treno, sentite la magicissima musica alla Nintendo 64, unica per ogni fermata, che vi farà capire se è l’ora per voi di scendere o se rimanere seduti e richiudere (forse) gli occhi.

Musichette simili sono presenti letteralmente ovunque: ascensori, casse, quando infili il bancomat nel pos, quando entri in un negozio, in metro, quando cammini, quando salti, quando lanci un guscio a qualcuno, quando sbatti le palpebre… Insomma, avete capito, essere a Tokyo è come essere in un videogioco.

Il nostro suono preferito per esempio, era il rumore del semaforo verde per i pedoni. Si trattava di un cinguettio, per ogni zona di un tipo di uccello diverso. Nel momento in cui il verde scattava, si sentiva questo suono adorabile, che noi continuavamo a fischiettare per una cinquantina di metri oltre le strisce pedonali. Se siete campeggiatori come me, forse avreste adorato e riconosciuto il verso dell’assiolo (penso), una mini civetta che si sente la notte in mezzo ai boschi. Un giorno in un modo o nell’altro vi farò sentire anche le registrazioni, le ho tutte!

Quando vi dico che sembra di essere dentro un cartone animato, non lo dico per ridere. Di ogni cosa c’è un personaggio, per ogni treno esiste il personaggino che lo rappresenta, o un vagone dedicato ad un cartone. Ho visto gente (me compresa dopo essere uscita dallo Store) in giro con il loro peluche a forma di Pokémon, e non parlo di bambini. Se vedi un cartello per strada, non ci sono solo scritte, ma un apposito personaggio con un fumetto che annuncia quello che annuncerebbe un normale cartello senza disegni. E se vogliamo esagerare (e perchè no, facciamolo), in strada ogni tanto ti passano davanti i GoKart di Super Mario. E tu lì sei confuso, ma talmente confuso che in questo cartone megagalattico ci vuoi entrare anche tu.

E quindi ti informi su internet sul prezzo per fare un giro su i GoKart vestito da un personaggio a scelta (ovviamente non forniscono quello di Super Mario perchè la Nintendo ha provveduto a denunciarli ahah) e sì, vengono tanto come avevi immaginato. Ma, se proprio ci tieni a fare la fantastica esperienza di girare per Tokyo immaginando di tirare gusci e urlando “IT’S MEEEE MARIOO” contro la gente, mi raccomando, pensaci prima di partire! Provvedi a richiedere la patente internazionale in Italia, mi pare alla sede di Mantova, poichè dal Giappone è impossibile richiederla.

Ma passiamo all’argomento macchinette.

Inizio dalle più semplici, quelle automatiche delle bibite. Ecco, sono presenti praticamente ovunque, quindi non preoccupatevi di soffrire la sete in Giappone perchè davvero non esiste il pericolo!

Un altro tipo di macchinette sono quelle che io chiamo “macchinette di Winnie The Pooh”, per via delle collezioni degli orsetti vestiti da oggetti a caso che si facevano tempo fa… Non so se mi son fatta capire, infili la moneta, ruoti il chicken nuggets* e scende la pallina di plastica con dentro la “sorpresa”.

(*uso chicken nuggets quando non mi viene una parola)

Ecco, in Giappone è letteralmente PIENO. Metri e metri di queste colonnine ruba soldi, per cui adulti e bambini impazziscono. Vi dico la verità, non ci sono solo stupidi giochini al loro interno, ma per circa 300¥, con una vasta, vastissima scelta, si possono ottenere miniature di templi, anzi, miniature letteralmente di ogni cosa, oggetti che davvero, non so neanche da dove iniziare perchè non si può neanche descrivere la quantità. Solitamente vicino a queste sopracitate, si trovano anche sale giochi immense con decine di macchinette con i ganci (quelle in cui vinci si e no tre volte in tutta la vita), davanti a cui ho visto ragazzi con i bustoni pieni di action figures o oggetti costosi appena vinti, pronti a rivendere al quintuplo della cifra spesa. Facendo un giro per i piani superiori, troverete teenager (ma anche quarantenni) indemoniati per cliccare il più veloce possibile tutti i pulsanti, o signori che giocano a Yu-Gi-Oh! sbattendo anche con convinzione le carte nello spazio sotto lo schermo, per apparire poco più attraenti di una mosca della cacca.

Quest’altra cosa ve la butto così: se avete bambini e siete in Giappone, prima di entrare in un negozio di giocattoli dateci un’occhiata dentro voi, accanto ai peluches e i puzzle potrebbero esserci spesso e volentieri giocattoli erotici. Sono davvero venduti ovunque, senza nessun problema.

Okay, veloce e indolore. Prossima curiosità? Animali.

Un sacco di persone mi hanno scritto vedendo gli animali in vetrina, quanto fosse triste come cosa, e con alcuni abbiamo ipotizzato fosse illegale, visto il divieto di fotografare etc.. Ebbene ragazzi, mi spiace dirvelo ma mi sono informata, ed è tutto assolutamente legale. In pratica è un normale negozio di animali in cui vengono esposti per la vendita. Comunque immagino che gli facciano prendere un po’ d’aria in più di quella che passa attraverso i buchini nel retro della vetrina, ma non posso esserne certa. Gli auguro una vita migliore!

Altro posto a tema animali sono i vari Animal Bar, che danno la possibilità, pagando l’entrata oltre che il consumo dei prodotti, di passare del tempo con gattini, cuccioli di shiba, gufi, conigli, maialini ma anche caprette e rettili. Noi personalmente abbiamo rinunciato a pagare 10€ per vederli.

Un’altra curiosità, che è capitata a pennello con il periodo del nostro viaggio, è il Shichi-Go-San (letteralmente “Sette-Cinque-Tre”), un tradizionale rito di passaggio o festival per le bambine di 3 e 7 anni e per i bambini di 3 e 5. Si tiene annualmente a Novembre per celebrare la crescita e il benessere dei bambini. Se visitate il Giappone nel mese di Novembre, e vi imbattete in una miriade di bambini vestiti in kimono nei templi, ora sapete il perchè!

Ultimo consiglio che mi viene a bruciapelo per le vostre colazioni in Giappone, è il Taiyaki, letteralmente tradotto come orata al forno. No, non vi sto consigliando un’orata per colazione, ma una buonissima torta a forma di pesce, che noi abbiamo acquistato ripiena di crema. Altri ripieni comuni sono l’anko (una pasta fatta di fagioli zuccherati), il cioccolato o il formaggio. Ne abbiamo preso uno a testa e un altro da dividere!

A volte i viaggi troppo lunghi diventano dispersivi nei racconti, troppe cose da ricordarsi! Ma se c’è qualcosa che vi ha incuriosito e che avete notato durante il nostro viaggio, non esitate a chiedermela!❤️

Spero che questo articolo vi abbia strappato qualche sorriso, vi do appuntamento al prossimo riguardante il nostro itinerario, ci tengo! Buona giornata❤️⛩🍣

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